L’ora dell’unità e della Solidarietà Non aggiungiamo altre macerie
Dalle nostre parti si ricorda la scossa tremenda che ha svegliato nel mattino del 1984 Gubbio e dintorni, ricordiamo bene anche quella del ‘97 che ha bersagliato la fascia appenninica sul versante umbro da Gualdo a Nocera e ancora prima il dramma della Valnerina. Niente a che vedere con quanto accaduto alle 3.32 di lunedì nella provincia di L’Aquila. Non sappiamo se le nostre case siano state costruite in modo migliore, se la fortuna ci ha aiutato, di certo la violenza del sisma in Abruzzo non ha precedenti in Italia fino al terremoto del Friuli e dell’Irpinia. Le polemiche? Non mancano mai, fanno parte, sono più forti di noi. “Io l’avevo detto, bisognava fare così...”. Ma è veramente questo il momento? In mezzo al dolore di madri e figli e alla composta disperazione di chi ha perso tutto, non serve aggiungere altre macerie. Magari più in là si potrà discutere del perché edifici nuovi sono crollati e altri più antichi sono rimasti in piedi. Non ora. Adesso è il momento dell’unità, della solidarietà, dei soccorsi, dell’organizzazione di lavoro necessaria per prestare i primi aiuti a una popolazione ridotta sul lastrico. Più in là parleremo dell’esperienza del passato che ancora una volta in Italia non è servita a niente. Ora stringiamoci in un unico grande abbraccio con la popolazione di L’Aquila e auguriamoci che non si ripeta quanto accaduto in Belice e in Irpinia per la ricostruzione. La macchina dei soccorsi è partita celere, altrettanto quella della solidarietà. Da Perugia, dall’Umbria sono immediatamente partiti i soccorsi gestiti all’interno del coordinamento predisposto dalla Protezione civile. Questa è la cosa più importante, per ora. Fare polemiche serve a poco e aggiunge solo macerie verbali a quelle reali. |
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Luca Mercadini |
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