Numero anti-crisi “rovente” Negozianti e artigiani nei guai


Le piccole e medie imprese del nostro territorio stanno resistendo alla crisi economica e finanziaria, anche se si evidenzia un marcato bisogno di adeguato orientamento. A navigare in peggiori acque sono invece commercianti e artigiani. É questo il risultato delle prime due settimane di attivazione del numero che Confapi ha messo a disposizione degli operatori economici per aiutarli a trovare i metodi per reagire. La prossima settimana si terranno i primi due incontri tra soggetti che si sono rivolti all’associazione delle piccole e medie imprese e la ‘task force’ anti-crisi. É a questo che infatti serve il numero, ad accedere alla consulenza gratuita di un gruppo di professionisti che si mettono a disposizione grazie alla collaborazione degli ordini dei commercialisti e degli avvocati, come ricorda il presidente di Confapi Perugia Mario Brustenga. “Con l'attivazione del numero verde e la messa in campo di una task force di professionisti abbiamo voluto dire agli imprenditori che l'associazione è loro vicina anche e soprattutto nei periodi più difficili e comunque in qualsiasi momento abbiano bisogno di un supporto concreto, fornito da personale qualificato e organizzato in maniera tale da garantire un intervento tempestivo e mirato; siamo certi che già nel breve termine questa nostra iniziativa contribuirà ad alimentare una maggiore fiducia nel futuro da parte di chi fa impresa, quella fiducia della quale ogni imprenditore ha bisogno per continuare a fare il proprio lavoro con serenità”. “Le chiamate al nostro numero sono in crescita - rende intanto noto - il direttore di Confapi Perugia Guido Perosino -, aumentano ogni giorno. Un fatto psicologicamente interessante”. Segno, insomma, che, se la nuova risorsa messa a disposizione ha subito avuto riscontro, ce n’era proprio la necessità. Ma, dai dati ricavati nei primi giorni di attivazione emerge una sorpresa riguardo gli utilizzatori di questo strumento: “Sono i soggetti meno strutturati a livello imprenditoriale, quelli in genere senza dipendenti, a cercarci, secondo un rapporto, direi con approssimazione, di 30 a 1. Gli altri hanno più capacità di rivogersi in modo autonomo alle banche o alle stesse associazioni di categoria”. Insomma, le ragazze preposte al centralino di rado si sono sentite contattare dalla platea abituale dei soggetti cui Confapi si rivolge: “Si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di imprese individuali, anzi, meglio dire commercianti e artigiani”, precisa Perosino. Sono dunque i gestori di bar, orefici, i titolari di negozi in genere a cercare di farsi avanti con i loro problemi. Che hanno quasi sempre a che fare con l’accesso al credito e l’urgenza di far fronte al pagamento delle tasse. “Due persone, con tanto di nome e cognome, ci hanno persino insultato - dice Perosino -, attacchi rivolti non solo a noi, ma a tutto il sistema, alle banche, alla politica... La cosa, a dire il vero, non ci ha turbato. Sapevamo che c’è gente arrabbiata e bisognosa di sfogarsi e che quindi il nostro numero si sarebbe prestato anche a fungere da punciball. Speriamo di servire a qualcosa pure così. Purtroppo, ci sono persone che si vedono negato un prestito da 10mila euro... Casi a cui prestare la massima attenzione, siamo anzi preoccupati del fatto che così tanti possano entrare in giri preoccupanti”. “Teniamo a precisare - prosegue Perosino - che non vogliamo invadere il campo delle altre associazioni di categoria e che la task force è finalizzata a risolvere problemi d’impresa”. Questo non significa che Confapi metta le mani avanti o che voglia scoraggiare chi non rappresenta propriamente un’impresa a contattarla, anzi: “Per noi è importante raccogliere dati, e puntiamo a farlo almeno per tutto aprile, per poi passare a fare proposte che guardano anche a queste categorie di soggetti che non sono quelli che a noi si rivolgono”. A tal fine poi scatterà un’altra fase: “Avendo in mano un quadro, cercheremo il raccordo con le associazioni dei commercianti e degli artigiani”, annuncia Perosino. “L’attività che stiamo svolgendo sin dall’inizio era preordinata a fornire un servizio a tutti”. Interessanti anche le prime indicazioni in merito al comportamento degli istituti di credito a livello locale: “Le banche restano in qualche modo sempre ‘imputate’ e sotto la lente, ma devo dire che finora quelle che hanno fatto accordi con noi risultano ad essi ottemperanti. Solo in due casi è emersa l’esigenza di fornire informazioni sul ruolo di garanzia dei consorzi fidi”.
di Alessandra Borghi

Altro 10 April 2009