Le circoscrizioni spariranno del tutto Va in scena il rimpallo di responsabilità


Il centrodestra ha inferto un colpo basso al cuore della democrazia perugina. Non solo l’opposizione locale, ma anche il governo, che per bocca del ministero dell’interno bolla come sbagliata la riforma delle circoscrizioni, in quanto a Perugia potrebbero essere al massimo quattro e non cinque come la maggioranza preconizzava. Fin qui la prima versione della storia. Poi c’è quella opposta. É il centrosinistra che si ostina a non voler riconoscere un errore che, se corretto per tempo, cioè quando l’opposizione lo segnalava, forse avrebbe evitato di escludere dal voto di giugno le circoscrizioni. Da una parte si crede che ormai il dado sia tratto, cioè che non vi sia proprio speranza di salvare in corner l’elezione dei consigli circoscrizionali, dall’altra si inviano delegazioni al ministero brandendo l’argomento dell’autonomia municipale. Ma la polemica infuria e offre un primo, serio terreno di confronto ai due principali candidati a sindaco. Il primo motivo di divisione emerge anzitutto intorno al seguente legittimo dubbio: a quale schieramento farà più male l’assenza delle circoscrizioni? “Al centrosinistra”, risponde sicuro Pino Sbrenna per il Pdl. “Non si è certo arrivati a questo punto per colpa nostra. Sia chiaro, non esulto per il fatto che le circoscrizioni non potranno essere elette, in quanto rappresentano uno strumento in più di partecipazione democratica. Ma se andiamo a vedere come sono state immaginate le nuove cinque circoscrizioni, si può parlare di presupposto partecipativo vanificato”. Che senso hanno, dice Sbrenna, livelli circoscrizionali che non rispecchiano una divisione del territorio secondo il principio di omogeneità delle zone accorpate? “L’arroganza del centrosinistra così sorda a qualsiasi richiamo, si spiega con le ragioni vere della ripartizione immaginata, tutte di marca elettoralistica”. La funzionalità, a fini amministrativi, di quelle che dovevano essere le nuove circoscrizioni sarebbe tutta da dimostrare: “Ma che problemi comuni possono avere un cittadino di Solfagnano e uno residente in piazza Danti, al centro?”, domanda Sbrenna facendo riecheggiare gli argomenti cavalcati dai consiglieri di opposizione nei mesi passati. “Ma lasciando da parte il merito della riforma, sono davvero meravigliato da un’amministrazione comunale così nemica di ogni seria riflessione. Ricordo che in Italia solo a Perugia si è adottata questa linea. Anche Reggio Emilia, che aveva commesso lo stesso sbaglio, ha fatto marcia indietro. Qui fanno sit-in e lanciano moniti al prefetto che non può indire i comizi stante le indicazioni del ministero, invece di fare mea culpa e di cercare le responsabilità burocratiche e anche amministrative”. Il Comune, secondo Sbrenna, ha voluto ignorare che “il riferimento demografico nel nostro ordinamento, secondo costante giurisprundeza, è chiaro e si va a prendere sempre la popolazione che risulta dall’ultimo censimento, non quella indicata dall’anagrafe, perché ogni comune ha la sua anagrafe più o meno aggiornata e attrezzata, sicché i dati forniti da questi uffici non danno garanzie di uniformità”. Wladimiro Boccali, interprete degli umori del Pd sulla vicenda e va giù duro: “Ma che arroganza? Ci sono state centinaia di emendamenti alla riforma, di discussioni e voti in aula. É da un anno e mezzo che fanno ostruzionismo e in tutti i modi cercano di impedire che i cittadini vadano a votare, quindi di che parlano?”. Prosegue come un fiume in piena: “É tutto fatto apposta. Questa è l’ultima furberia di qualche consigliere d’opposizione. Non si è mai discusso di questo argomento, l’hanno lasciato per ultimo non a caso”. Ecco perché Boccali non ci sta a dire mea culpa: “Una forzatura da parte nostra c’era stata, tra l’altro legata a un clima aspro di dibattito politico, e l’ho ammesso anche davanti alla minoranza. Era stata saltata una fase partecipativa e per questo tutto è tornato in circoscrizione. Ma sono convinto che l’atto del Comune sia legittimo. E di certo lo è fino alla prova contraria che può venire solo dalla sentenza di un tribunale, non certo da un parere del ministero. La questione giuridica non è così chiara come vogliono far credere. Il parametro offerto dall’ultimo censimento la legge non lo dice obbligatorio anche per le circoscrizioni, organi facoltativi e non di vero decentramento, ma di ausilio al funzionamento dell’ente comunale. Logico istituirle basandosi sulla realtà, che parla di 162mila abitanti, che, divisi per 30mila, la popolazione minima degli enti di zona, fanno 5 e non quattro”. Continua Boccali: “Il punto vero, ormai, non è se abbiamo commesso un errore o no, ma il fatto che qualcuno non vuol far votare i cittadini. Il centrosinistra si batterà perché ciò avvenga”.
di Alessandra Borghi

Altro 10 April 2009