L’ombra della crisi si allunga sul terziario
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Non si salva nessuno, compresa Perugia. La crisi economica si sta espandendo a macchia d’olio e sta interessando un po’ tutti i settori locali, dall’artigianato, all’industria fino al terziario. C’è anche chi se la passa un po’ meglio, come l’alimentare e il tessile, ma si tratta pur sempre di casi isolati. L’economia della città, almeno in apparenza, sta reggendo il colpo, grazie alla varierà di attività presenti, ma sono comunque molti i settori che chiedono forme di aiuto. Questa settimana a farci un quadro ben preciso della situazione dei lavoratori perugini sono i rappresentanti delle tre maggiori sigle sindacali, Cigl, Cisl e Uil. “La crisi è sicuramente rilevante anche a Perugia – illustra Mario Bravi, segretario generale della Cgil di Perugia - anche se èmeno presente che nella provincia. Infatti, zone come l’Alto Tevere o la fascia appenninica fanno registrare situazioni più gravi, causate dalla crisi delle aziende locali, una su tutte la Merloni. In città invece prevale il terziario, che ancora resiste discretamente, ma questa crisi mondiale, giorno dopo giorno, si sta spostando dall’industria al commercio, fino appunto al settore terziario e Perugia non ne è certo immune. Alcune aziende come la “Grifo Cornici” sono in affanno a causa della scarsa domanda, altre come la “Black &Decker” hanno sottoscritto con i dipendenti un contratto di solidarietà. In pratica viene ridotto l’orario di lavoro, evitando in questo modo la cassa integrazione e i licenziamenti. Senza dimenticare il brutto periodo che ha affrontato “Limoni”, con il licenziamento di 58 dipendenti, alcuni dei quali sono stati già risistemanti in altri ambiti dell’azienda. Ma il settore che più di tutti sta soffrendo questo periodo – continua Bravi - è l’edilizia che, ha visto la perdita di 300 posti di lavoro. Senza dubbio questa è l’area di produzione più colpita dalla crisi, dove c’è meno domanda. Ci sono poi anche delle isole felici. Chi se la passa un po’ meglio è l’industria alimentare, che continua a reggere, e quella tessile. In quest’ultimo settore la vera crisi e di conseguenza una scrematura si era già verificata alcuni anni fa, le aziende che erano riuscite a superarla, e cioè le più solide, vivono questo momento con un po’ più di tranquillità. Ad esempio, il lanificio di Ponte Felcino rischia delle perdite ma, ma sta affrontando una situazione più attenuata rispetto ad altri settori. Situazione simile si presenta per Cucinelli. Producendo prodotti di lusso come il cachemir e avendo tecnologie di qualità, questo periodo è certamente meno sentito. Insomma, anche Perugia sta attraversando quest’onda d’urto ma, avendo un’economia più variegata, cioè meno focalizzata su un solo ambito, la crisi risulta meno evidente e sta reggendo meglio il colpo rispetto alle altre realtà che la circondano”. Il segretario Bravi propone delle politiche economiche ben precise per superare questo momento, come l’innalzamento dei reddito alle famiglie medio-basse, che sono quelle che poi spendono in Italia e creano la domanda. “Occorre ridistr buire la ricchezza – spiega Bravi -. Inoltre, un problema presente a Perugia e che andrebbe risolto, è quello di ridurre il fenomeno delle rendite. Forse non tutti sanno che Limoni spendeva 900mila euro all’anno per l’affitto del capannone. Di conseguenza la rendita pesava sull’economia dell’azienda di più che il pagamento dei salari dei 58 dipendenti. La crisi si trascina anche degli effetti sociali devastanti. Mi riferisco agli stranieri, che nella provincia di Perugia sono il 10% dei lavoratori. Sono loro le prime vittime. Il licenziamento, anche da quei posti che gli italiani non occuperebbero mai, gli causa la perdita del permesso di soggiorno e di conseguenza diventano dei clandestini. Quindi bisogna difendere il tessuto sociale per evitare che peggiori giorno dopo giorno. Questo è possibile solo con dei tavoli di confronto e con un piano strategico che coinvolga il comune di Perugia e i comuni limitrofi”. Dalla Uil arrivano notizie poco rassicuranti per il contesto perugino, anche se all’orizzonte si inizia ad intravedere qualche timido segnale di rallentamento: “Allo stato attuale delle cose – sottolinea il segretario regionale e provinciale del sindacato Claudio Bendini - siamo ancora in mezzo alla crisi e Perugia ne sta risentendo come tutte le altre realtà nazionali ed internazionali che devono fronteggiarla. Il trend a cui assistiamo non è di certo positivo, e nonostante ci siano alcuni segnali di rallentamento che fanno ben sperare per il futuro, il presente dell’economia perugina è fatto di numerosi ostacoli che devono necessariamente essere superati. Tra i settori che stanno soffrendo maggiormente c’è di sicuro il tessile, come in altre parti d’Italia, e la tendenza generale è quella alla cassa integrazione: il caso Limoni e quello Black&Decker sono esemplificativi in questo senso. Inoltre, per quello che abbiamo visto finora, si sta facendo un notevole ricorso alla flessibilità ed agli ammortizzatori sociali”. “Sembrava resistere – aggiunge – il comparto turistico, ma dalle prime stime delle presenze nel periodo di Pasqua la situazione, anche per questo settore, appare piena di difficoltà e si prevede un drastico calo degli arrivi rispetto agli altri anni. Si salvano dunque solo la ristorazione e quelle aziende, come la Nestlè, che hanno basi più solide e non sono costrette a ricorrere a provvedimenti drastici come il licenziamento o la cassa integrazione”. Quali le soluzioni possibili per arginare la crisi allora? “Il territorio perugino è composto per la maggior parte da piccole e medie imprese e quindi credo che sia fondamentale la questione dell’accesso al credito: non solo in termini di soddisfazione delle richieste, ma soprattutto per quanto riguarda la velocità con cui avvengono queste operazioni. Attualmente i tempi sono troppo lunghi e non contribuiscono di certo a migliorare la situazione di chi fa fatica”. Riflessioni simili arrivano anche dalla Cisl, i cui vertici regionali e provinciali si sono riuniti la settimana scorsa a Perugia proprio per discutere la questione crisi: “Sta arrivando con forza – spiega il segretario perugino Antonio Cascianelli, riconfermato alla guida del sindacato del capoluogo – e sta coinvolgendo tutti, anche le aziende storiche del territorio, per cui bisogna tenere alta la guardia. Sono in difficoltà settori importanti come l’edilizia, l’agroalimentare, quello della cartotecnica ma anche il tessile e quello della ceramica, e parte di queste difficoltà derivano dal fatto che alcuni di questi prodotti subiscono la concorrenza di quelli dei Paesi esteri, dove la manodopera costa molto meno. Resistono invece solo le imprese che rappresentano delle eccellenze, come Cucinelli, oppure quelle specializzate e di nicchia. Aziende di alta qualità, insomma, che hanno ancora mercato ma che purtroppo sono poche”. “Tra i casi più eclatanti con cui abbiamo dovuto fare i conti nell’ultimo periodo – prosegue Cascianelli - c’è sicuramente quello di Limoni, del quale già da tempo avevamo denunciato la gravità e soprattutto il rischio chiusura, senza creare troppe illusioni alla gente in un momento delicato come questo che stiamo attraversando”. Capitolo soluzioni, a breve o a lungo termine: “Lo slogan che abbiamo adottato anche in occasione del nostro congresso – spiega il segretario Antonio Cascianelli – è ‘Più partecipazione, meno antagonismo’ e significa che è necessario un forte patto sociale dove tutti i soggetti coinvolti uniscono le loro forze e portano il loro contributo perché la crisi non è né di destra né di sinistra. Non tralascerei neppure il discorso legato all’accesso al credito, su cui da tempo stiamo portando avanti una battaglia per renderlo più semplice: oggi soltanto le banche del territorio danno fiducia alle aziende e ai loro progetti, mentre quelle nazionali tergiversano”. “Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali è importante che tutti possano ottenere contributi e che nessuno rimanga escluso, perché a mio avviso la crisi si protrarrà almeno fino alla seconda metà del 2010 e di conseguenza l’attenzione deve essere globale e costante. Infine è fondamentale la lotta all’evasione fiscale: non si può assolutamente abbassare la guardia su questo aspetto perché dobbiamo fare i conti con cifre enormi. In Umbria, secondo l’Agenzia delle Entrate, si aggira attorno ai 2 miliardi di euro: risorse che sarebbero essenziali per un rilancio dell’economia locale”.
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| di Agnese Priorelli e David Barbetti |
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10 April 2009 |
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